Nell’attuale scenario collettivo le forme del disagio adolescenziale si sono modificate. Il viraggio dalle patologie del pensiero a quelle del comportamento ha reso il corpo la principale sede del disagio e della patologia. Il corpo degli adolescenti sembra essere diventato, in questo senso, il palcoscenico delle ombre collettive. Il carente processo di mentalizzazione, messo in evidenza da più autori fa, infatti, da sfondo a tutte le manifestazioni che i ragazzi presentano e la liquidità del collettivo non garantisce l’adeguato contenimento dell’emergente energia libidica.
I corpi smunti, tagliati, maltrattati, interamente coperti da tatuaggi, sottoposti ad esperienze estreme e sessualmente fluidi rimandano tutti a carenze di adeguate di sintonizzazioni che non hanno permesso il processo di insediamento della psiche nel soma e che lasciano esprimere ai comportamenti ciò che la mente non riesce a simbolizzare. La de-oggettivazione prodotta dal mondo digitale ha modificato l’interiorizzazione della dimensione sensoriale e relazionale e i disagi degli adolescenti stanno assumendo sempre nuove forme. Il tempo scopico della dimensione digitale e con esso il collasso della dimensione narrativa hanno stravolto anche il possibile rapporto con la dimensione del futuro e con il tempo che siamo soliti vivere nelle stanze d’analisi. La rivoluzione culturale nella quale siamo già immersi ci pone, quindi, di fronte a dimensioni archetipiche che stanno costellando nuove immagini nell’inconscio collettivo e in quello individuale degli adolescenti. E’ necessario rivedere i nostri inquadramenti diagnostici per non essere intrappolati in vecchi schemi che rischiano di penalizzare solo gli adolescenti senza far riferimento alla confusività collettiva ma anche senza sottovalutare le possibili derive patologiche dei nuovi comportamenti.
E’ fondamentale interrogarsi, quindi, come analisti, sulla necessità di adattare i nostri setting alle nuove esigenze revisionando la teoria della tecnica per poter rendere sufficientemente fluidi i nostri strumenti e incontrare i ragazzi nei luoghi dove stanno vivendo la loro adolescenza. La grande sfida è quella di non rinunciare alla dimensione e al tempo dell’analisi pur rispondendo alle accelerazioni del presente.